Chiagni e fotti

A Napoli e dintorni si dice così. Indica l’atteggiamento tipico di quella sottospecie particolare di homo sapiens (italicus in particolare) che, ad esempio, passa la vita a scassare le palle al prossimo lamentandosi  di quanto sono alte le tasse che NON paga.

Oggi molti quotidiani riportano le statistiche sui redditi medi dichiarati da molte categorie (qui). I tassisti, ad esempio, dichiarano in media 14200 euro all’anno. Lordi, immagino. Vuol dire, su per giù, 800 euro al mese netti. Poco più della metà di un qualunque impiegato di quinto livello. Non ci crederebbe nemmeno San Tommaso se lo vedesse con i suoi occhi. In vent’anni ho preso il taxi una cinquantina di volte, forse. Due o tre volte mi è stata rilasciata una ricevuta, perché l’ho chiesta io.

Poi è chiaro, li ho beccati tutti io i furbetti, la statistica non è significativa.

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6 thoughts on “Chiagni e fotti

  1. Bhe!
    Ho amici tassisti e le loro famiglie non navigano nell’oro.
    I più hanno comprato le licenze molti anni fa, “scomputandole” (sarà italiano?) a tanto al mese dal precedente proprietario che era anche il loro datore di lavoro (ovvero deteneva la licenza, ma non guidava il taxi perchè magari faceva un altro lavoro….).
    Non ho strumenti per capire bene, le mie connessioni neuronali non sono fatte per la finanza, ma m chiedo:
    la liberalizzazione delle licenze dei taxi risolverà il problema economico italiano che si genera da evasione di tasse a livelli molto più elevati (che un tassista manco si può permettere di attuare), da lavoro nero, da mafie di vario tipo, corruzione a tutti i livelli dello stato e via ad andare con gli elenchi.
    E mi chiedo ancora, ad esempio, sarà sufficiente liberalizzare le farmacie, per risolvere lo stesso identico problema, senza toccare tutto quello che gira intorno al farmaco in Italia?

  2. Nessuna delle liberalizzazioni di cui si parla, da sola, risolverà nulla. Ma in Italia il problema è che appena si toccano i privilegi (più o meno occulti, più o meno redditizi) delle caste, tutti a scendere in piazza a fare casino, a protestare. Sì sì liberalizziamo, modernizziamo, ma sempre a casa del vicino.
    Tornando ai tassisti, ripeto: non si possono dichiarare 800 euro al mese. Per favore. Se guadagni 800 euro al mese vai a mangiare alla mensa dei poveri. Conosco anch’io dei tassisti, non sono nababbi ma nessuno va a mangiare alla mensa dei poveri. E soprattutto, prima di piangere: paga le tasse. Paga, poi piangi e ne parliamo. In Italia piangono tutti: farmacisti, tassisti, benzinai, orafi, ristoratori, baristi. Gli unici fessi che non protestano mai sono anche gli unici che pagano sempre fino all’ultimo centesimo di tasse, cioè i dipendenti.
    E’ demagogico? O è la verità?

  3. Talvota ho conosciuto tassisti onesti e bravi. Rarae aves, che non pompavano il tragitto più lungo e ti chiedevano se volevi la ricevuta. Molti nel Nord, pochissimi in capital city. Nel meridione, mi duole davvero dirlo, nessuno.
    No, ai quattordicimila e rotti lordi non credo neppure io, specie viste le auto bianche: quasi tutti macchinoni, spesso made in grande Cermania. E i soldi per quelli chi glieli da? Pantalone?

  4. Per i benzinai credo sia un po’ diverso, lì ci sono di mezzo le compagnie petrolifere e i contratti di esclusiva. Ma se protestano vuol dire che la nuova norma favorisce il comune mortale. Non c’è dubbio (come per i farmacisti, gli avvocati, protestano proprio tutti).
    Sui tassisti, certo: i giudizi sulle categorie sono sempre pericolosi e in parte ingiusti (per pochi o molti, a seconda dei casi), anche le categorie sono composte da singoli. Io però una protesta così violenta non me la ricordo da tempo, poi dici i No TAV. E i macchinoni, già! Forse sono in comodato d’uso gratuito, concesso da qualche associazione benefica per chi guadagna 800 euro al mese.

  5. In genere l’acuqisto dell’auto avviene grazie ad accordi tra la cooperativa del taxi e la ditta che vende che su certi modelli fa un prezzo vantaggioso al tassista. Ovviamente non può acquistare tutti i modelli, ma solo quelli che la ditta mette in offerta.
    A volte sono auto “a km zero” e quindi più economiche per definizione.
    Per la dimensione a volte i comuni mettono dei requisiti minimi: ad esempio non puoi fare un taxi con una 500. In genere questo accade nei comuni “ricchi” visto che, ad esempio a Napoli, non era raro vedere anche la “Uno” trasformata in taxi.
    Ovviamente questo mio commento non in difesa della categoria, dove, come già è stato detto, ci sono gli onesti ed i disonesti. Come sempre nella vita.
    Mi chiedo comunque se le liberalizazzioni non sono accompagnate da un cambiamento sostanziale, penso ad esempio alle farmacie, cosa ce ne faremo di 5000 farmacie in più se venderanno i medicinali tutti allo stesso prezzo (maggiorato)? Cosa ce ne faremo di x taxi in più se le tariffe sono poi decise dal comune e applicate pari pari?

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